- commenti (32)
Haibun è una combinazione di prosa e poesia haiku. La prosa haibun è in gran parte descrittiva, utilizza la pulizia di immagini, prosa poetica e sintassi abbreviata per trasmettere un flusso di impressioni sensoriali. L'originale giapponese dello stile haibun fu creato da un poeta monaco giapponese noto con il nome di Basho. Le sue composizioni tendevano a concentrarsi sui suoi vagabondaggi attraverso il Giappone. Le caratteristiche di uno o più haiku che accompagnano haibun prosa, sono di due tipi Si sta evolvendo così come è moderno nel mondo. L'Haibun contemporaneo tende, in questi ultimi tempi a concentrarsi maggiormente sulle esperienze quotidiane. In questo tempo in cui l'esperienza dell 'essere umano vive per la maggior parte del tempo in ambienti urbani e eccezionalmente in zone naturali, gli scrittori attuali si concentrano in quest' ambito riferendosi alle loro esperienze di viaggio. Per me, il potere dell' haibun sta nella giustapposizione di prosa e poesia, qualcosa che nessun altra forma letteraria contemporanea osa tentare. Un esempio personale di haibun Della notte Questa notte l'aria è umida, penetrante. Sfioro la luna .
Alcuni hanno descritto come un haibun la narrazione di una epifania, ma sarebbe escludente nei confronti di quegli haibun che sono semplicemente haibun narrativi di momenti speciali nella vita di una persona.
Lo stile Haibun evita il commento filosofico esplicitando il concetto 'mostrando' piuttosto che 'dicendo'.
Molto spesso (ma non necessariamente) è scritto facendo uso del tempo presente-come se l'esperienza si stia svolgendo nell'attimo preciso piuttosto che ieri o di qualche tempo fa..
Il primo, riassume il sentire della prosa, ma senza ripetere parole o frasi o immagini già contenute nella prosa un haiku che può essere una giustapposizione-apparentemente e diversamente collegato al testo di prosa.
Il secondo, è un haiku che va al di là della prosa passaggio tenendo il lettore ancora un passo più in là nel resoconto.
Più spesso [ma non necessariamente] è scritto nel tempo presente-come se l'esperienza che si svolge ora piuttosto che ieri o di qualche tempo fa.
La novità, rispetto a quella fascia di scritti letterari completati dalla poesia o in cui la poesia è inscritta come corollario o come riferimento a fatti o sensazioni delpassato, è che le diverse parti del haibun sono inseparabili e si completano reciprocamente, e in modo autonomo, restando tuttavia l'una subalterna all'altra; due linee parallele narrativa e poesia che si incontano all'infinito in quel punto che si chiama Haibun.
Questa è una contraddizione? Probabilmente si,ma come spesso capita le sfide più stimolanti nelle cose nella vita tendono ad essere contraddittorie.
Il profumo delle zagare si posa sul davanzale.
Un miagolio sgombra il silenzio.
Enrto nella camera oscura a fotografare il mio passato.
La sigaretta accesa faro nell'ombra.
Anelli di fumo ricamo di presenza.
Nel tiepido letto disfatto s'addormenda il desiderio.
L'alba indugia sul pergolato e il gallo tarda a far sentire la sua voce.
Abbracciata al mio incantesimo sorrido.
su gocciole di brina
sono una fata.
Ma Troverete esempi di haibun di diversi scrittori su questo esempi di haibun sito web.http://haiku.cascinamacondo.com/ haiku.cascinamacondo.com/
Affidata al vento da
ariadipoesia alle 05:05 | commenti (1)
Permalink |
categoria:rubriche, rubricaorient

viaggio nel mondo degli haiku di un autore italiano (preso dal web)
Gianni Ferrara HAIKU Edizioni Club Ausonia www.diel.it/HELIOS/ClubAusonia/HAIKU.html
Introduzione e...
Perché un giovane poeta italiano dei nostri giorni sente il bisogno di esprimersi con una forma artistica propria di una cultura così lontana dalle tradizioni occidentali quale gli Haiku giapponesi?
Versi che esprimono, con estrema sintesi, sensazioni e sentimenti che emergono dallo spirito immediati, quasi da una fase di "sogno", e che sono imbevuti di profonda solitudine; che esprimono la voglia di uscire da una realtà che viene percepita come "pesante", troppo gravosa da sopportare da chi invece cerca una dimensione spirituale di armonia e di amore.
C'é il rifiuto della corporeità e dell'immagine nei versi di Gianni Ferrara, e ciò in una realtà in cui questi elementi sono continuamente sbattuti in faccia a tutti attraverso le pagine dei giornali e gli schermi televisivi, che offrono prototipi estetici a cui conformarsi acriticamente.
Modelli accattivanti di belli a tutti costi e vuoti per necessità.
Anche se con la voglia struggente di essere riconosciuti come individui, vengono attratti dal vuoto per la necessità di non sentirsi diversi, perché il pensiero originale ha bisogno di "rallentare" il flusso delle immagini, e se si rallenta questo flusso non si riesce ad apparire, e chi non appare oggi non esiste.
Pochi, secondo questa logica, esistono, perché in fondo pochi riescono ad apparire. Invece la poetica di Gianni Ferrara esprime una "terza via", la via dei sentimenti espressi con immagini dello spirito e non del corpo.
Ma anche il suo modo di esprimersi e di ricercare tramite la poesia un'armonia spirituale eterea é pervasa sostanzialmente dal rifiuto della vita espresso attraverso il rifiuto della corporeità.
Un elemento che accomuna il nostro poeta ai giovani della sua generazione, che ne fa un'espressione fedele di un pensiero che é certamente nichilista, che esprime una profonda mancanza di speranza, di fiducia nelle capacità individuali di agire e lasciare effetti che abbiano un valore non effimero; un atteggiamento smarrito nella inutilità di un futuro in cui non si crede, di un futuro che sembra infischiarsene dei sogni, dei sentimenti e di un eros appassionato che ricongiunga i giovani alla vita. Tutto ciò i giovani lo vivono accasciati e depressi, smarriti in questo presente senza progetto, e non possono far altro che rifuggiarsi in sé stessi, travestiti da simboli esoterici, che quando raggiungono vette di autentica raffinatezza artistica si possono anche appropriare di quelle forme stilistiche come gli Haiku giapponesi, così come ha fatto magistralmente Gianni Ferrara, che é giunto ai "versi crisalide" non per una ricerca stilistica a priori, ma perché, affascinato dalle filosofie orientali, soprattutto zen, trova negli Haiku una forma artistica che lo cattura con naturalezza, che utilizza con grande padronanza e leggerezza, che egli usa per esprimere il suo mondo interiore, il mondo interiore di un giovane occidentale dei nostri giorni, con i suoi bisogni e le sue paure, pronto a destarsi dal sonno di loto e cavalcare la vita.
Noi siamo convinti che "ogni azione, anche la più piccola, produce un effetto che condiziona tutto e tutti" e che quindi c'é la possibilità di progettare un futuro, in cui i sentimenti e la fisicità siano insieme l'espressione dell'essere uomini, ma l'opera di Gianni Ferrara merita di essere letta ed "assaporata" soprattutto per capire i perché delle tante contraddizioni autentiche e drammatiche che i giovani oggi vivono e per le quali, spesso, scelgono di morire, senza atti eroici o gesti di denuncia ma solo per non sopportare il "peso del vuoto".
Amare Gianni Ferrara é facile, quello che é difficile é creare il clima di amore attorno a lui; quel desiderio d'amore che viene fuori forte ed angosciato dai suoi Haiku, che non abbattono i muri per fare entrare la luce dell'armonia e dell'eros, ma che lasciano un tenue spiraglio da cui traspare la speranza di essere travolti dalla vita.
Pino Rotta Direttore di HELIOS Magazine
Introduzione storica
Lo haiku ( HAI: viandante - KU: poesia) è un componimento poetico originatosi sulla preesistente struttura del waka o tanka, la più antica forma di poesia giapponese, modificatasi col passare dei secoli anche in relazione ai cambiamenti intercorsi nella situazione culturale ed economica dell'arcipelago per giungere sino ai giorni nostri nella sua forma attuale. Nonostante le difficoltà insite nell'idioma nipponico, notoriamente sillabico e privo di accentazioni e perciò scarsamente adattabile alla forma poetica, gli autori hanno risolto questo problema tramite la sostituzione della metrica e delle rime con un sistema di sillabe fisse ed un uso studiato delle ripetizioni vocaliche all'interno dello stesso verso, al fine di ottenere un certo effetto musicale; questa capacità di creare una musicalità senza rime resta senz'altro una delle più alte realizzazioni dei poeti giapponesi.
L'originaria forma poetica, il waka, era strutturata su una serie di cinque versi composti rispettivamente da 5-7-5-7-7 sillabe; esso rappresentava un tipo di poesia espressione della classe aristocratica allora dominante. In epoca successiva, con il progressivo indebolirsi dell'aristocrazia, cominciò ad affermarsi il renga che riprendeva nella sua forma la stessa struttura del waka, ma sul quale pesava tutto un complesso di norme stilistiche e di regole formali che arrivava fino a sanzionare in quale verso, ad esempio, dovesse essere menzionata una determinata stagione, in quale altro la luna oppure i fiori di ciliegio.
L'ostacolo costituito da questo sistema di rigida imposizione e limitazione rappresentò una barriera difficilmente sormontabile per l'affermarsi della creatività dei singoli autori e ben presto il renga degenerò in una forma di gioco di società diffuso in tutte le classi sociali del paese, dai samurai ai contadini. Il renga veniva composto da più autori e di solito colui il quale era considerato il più saggio ed esperto tra i partecipanti componeva i primi tre versi (hokku) e scriveva il soggetto portante della composizione ai quali il secondo legava i due versi rimanenti e così via fino anche a cento strofe. Il risultato finale difficilmente poteva dare l'idea di un componimento omogeneo, in quanto ogni singola parte, se separata dall'insieme, appariva dotata di una propria vita autonoma. Dallo hokku che già era una composizione finita ebbe origine lo haiku, come moto di reazione alle norme stilistiche che gravavano sul renga ed anche come forma d'espressione della nuova classe mercantile in ascesa.
Nelle poesie create dai haijin (maestri di haiku) vengono utilizzati solo i primi tre versi del renga (5-7-5 sillabe) in esse riflette pienamente lo spirito, la mentalità e la cultura del popolo nipponico. Per i haijin, grandi viaggiatori e spesso anche maestri di Buddismo Zen, della cui filosofia sono impregnati molti componimenti, ogni minimo aspetto della realtà è degno di considerazione e di attenzione poichè ogni forma è penetrata dall'energia vitale ed ogni sfaccettatura del reale nasconde l'essenza dello yugen ( il mistero ) che congiunge ciò che è misterioso, nascosto, con la realtà concreta, senza rifiutare nessuno dei due aspetti.
E l'essenza del mistero non può essere compresa razionalmente, occorre immedesimarsi nella situazione descritta dal poeta, calarsi completamente nella sua realtà, per divenire capaci di cogliere le vibrazioni. Da qui la spontaneità e l'immediatezza, caratteristiche principali dello haiku. Se l'uomo vuole confrontarsi con il mistero tramite le parole allora la stessa dovrà lasciare da parte ogni enfasi descrittiva e ricercatezza estetica o ridondanza di stile, per giungere alla vera bellezza attraverso la strada maestra della semplicità. Spontanietà ed immediatezza garantiscono la fulminante espressività dello haiku che coglie nel segno solo se riesce a catturare l'attimo fuggente della scena vissuta ed a riverberare i colori e le immagini nella mente del lettore.
Tra tutti i maestri di haiku, Bashò (1644-1694) è ritenuto il principale autore ed anche colui al quale maggiormente si deve l'apporto della cultura Zen nella poesia giapponese. La peculiarità del suo stile è data dalla capacità di creare e trasmettere le sue sensazioni al lettore utilizzando soprattutto similitudini e metafore tratte dall'immenso poema della natura i cui protagonisti sono gli uccelli con i loro canti, le farfalle con il battito delle loro ali, i profumi dei fiori, il sole oppure i colori delle stagioni , con i quali il poeta e maestro Zen si fonde con reverenza ma con uguale distacco.
Tra i poeti di haiku contemporanei vi è in atto una ricerca di superamento dei rigidi limiti sillabici, che indubbiamente rappresentano una forma di costrizione, nel tentativo di accentuare l'immediatezza (Per tale motivo due degli haiku di questa raccolta non rispondono al canone sillabico) e la spontaneità delle impressioni che l'autore desidera esprimere nei suoi componimenti.
Ernesto Menga
Note bibliografiche: - AA.VV., Il muschio e la rugiada - BUR , Milano, 1996
- G. Pasqualotto, Estetica del vuoto - Marsilio, Venezia, 1992
- T. Hoover, La cultura Zen - Mondadori, Milano, 1981
- L. V. Arena, Haiku - Superclassici Rizzoli, Milano, 1995
Presentazione
Il lettore occidentale deve ricordare che un buon Haiku è un ciottolo gettato nello stagno della mente.
Esso lo invita a partecipare, invece di lasciarlo ammutolito di ammirazione. Gli stati d'animo che affiorano da questa "poesia senza parole", di solo diciassette sillabe, che afferra il tema e subito lo lascia cadere, sono la quieta e intensa solitudine del "sabi", l'inatteso riconoscimento della fiduciosa quiddità delle cose comuni del "wabi", la nostalgia dello "aware" ed il mistero contenuto nello "yugen". Gianni Ferrara, in questa raccolta di versi, ci accompagna per mano, con spontaneità e naturalezza (Tzujan), attraverso paesaggi tratteggiati con rapidi tocchi di pennello (Onda azzurra non temere gli scogli tu sei il mare) invitandoci a guardare il mondo che ci circonda con uno sguardo nuovo.
Oggi sembra che la nostra vita sia tutto "passato" e "futuro", e che il presente non sia niente di più di un capello infinitesimale che li divide, come conseguenza abbiamo la sensazione di "non avere tempo", di vivere in un mondo che si affretta con tale rapidità da farci trascorrere le giornate prima di averle vissute.
Oggi professori, studenti, artisti, impiegati, uomini d'affari, massaie cercano nello "zen" la spiritualità che manca al "mondo occidentale", dove l'unico oggetto "sacro" e capace di imporre comportamenti, mode, stili di vita è la televisione (schiavi di troppi protocolli, l'abisso, l'uniformità).
Lo Zen non crea "sette" e "santoni", spiega solo come poter vivere diversamente senza abbandonare lavoro e famiglia, ma rivalutando se stessi, il proprio potenziale, l'ambiente in cui abitualmente si abita.
Gianni Ferrara, pur venerando il libro "Lo Zen e il tiro con l'arco", scritto da Eugen Herrigel, (professore universitario che per cinque anni andò a vivere in Giappone sottoponendosi a prove sconcertanti per iniziarsi al tiro con l'arco secondo lo stile Zen) conduce una vita normalissima (l'università "facoltà di filosofia", gli amici del "muretto", l'impegno civile e ambientalista) e non ha bisogno di vestirsi arancione per provare ad accedere allo stato di "satori" o illuminazione che è l'obiettivo ultimo della disciplina zen (nato urlando cerco un senso in un mondo d'asfalto).
Naturalmente un allievo, ha affermato un maestro, deve approfondire per anni lo zen, preparandosi alle delusioni "di una zanzara che voglia rompere una sbarra di ferro" per poter vivere una vita illuminata.
A questo punto mi piace immaginare Gianni Ferrara in un giardino "zen", con rocce disposte in una formazione apparentemente casuale sopra il pavimento di sabbia, un giardino ideale dove ci si muove lentamente contemplando oggetto semplici, dove i "silenzi" possono diventare rumorosi come "tuoni".
Il leggero movimento, quasi impercettibile, della mia mano mi riporta alla realtà. Una frase del maestro "Eckhart" riecheggia nella mia mente: "Un uomo ha in se molte pelli che ricoprono le profondità del suo cuore, l'uomo sa molte cose, ma non conosce se stesso, trenta o quaranta spessori di pelle, dura come quella del bue o dell'orso, ricoprono la sua anima, sfoglia te stesso".
Alberto Dedola
HAIKU
Non ti vidi più
trovai lacrime di
cose non dette
Temo il sogno
che porta gli spettri di
una speranza
Abbandonato
dal calore sarò un
volto per pochi
Gesti vuoti si
ripetono, la vita
ride di me
Fragili sono
i sogni: maledetta
corporalità
Un altro anno
si consuma, un altro
sogno sepolto
Raggiunta ora
tu svanisci, rugiada
di un mattino
Dispiegano le
ali, voli d'uccelli:
quanta invidia
Fiore bianco di
susino è tenue il
tuo profumo
Intensa splende
nel cielo estivo la
stella morente
Bassi rintocchi,
sei anche tu sconfitta,
dalla ruggine
Con l'alba, torna
la delusa stanchezza
del cormorano
Sopra tremanti
membra aleggia l'ombra
d'un Dio vile
Cicli di vite
passate, un attimo
di felicità
Suadenti voci
femminili, belle le
loro menzogne
I nuovi pianti
colmeranno lo spazio
da te lasciato
Ti ho amata:
nel mio dolore la
tua vanità
Anelli stretti
di desiderio, tristi
doni di Kama1
Gelido marmo,
quest'ultimo sigillo
della povertà
Ogni giorno si
apre tra le ferite
di un addio
D'inguaribili
pene mi struggo, nutro
l'eterna gleba
Mani pregano,
figure misere di
vite urlate
In me, l'intera
notte senza luna del
mago sconfitto
Nel cuore, neri
mantelli tessuti da
pianti silenti
Non mi servono
Urabi2, non bastano
gambe dischiuse
Recito, sotto
le pesanti maschere
di privazione
Il destino è
in cammino ed io
fermo attendo
Si dileguano
ricordi, sono solo
come nessuno
Notti insonni,
imprigiono la luce
in pochi versi
Elevami dal
ritmo cupo d'umane
solitudini
Mi stringevano
il volto, mani forti
di sofferenza
Affidata al vento da
ariadipoesia alle 10:06 | commenti (4)
Permalink |
categoria:rubriche, rubricaorient

... ecc ... Vello d'oro (ringraziamento per la primavera)
Nel mio ultimo viaggio in terra d'oriente, parlando (ovvero, cercando di farmi comprendere a gesti e di capire nello stesso modo, tra espressione mimica e suono vocale, alla meno peggio con un poeta giapponese) ho notato la sua somma meraviglia nell'apprendere che non avevo uno saijiki (sospiro-lieve-chiave).
Un dizionario... a cosa poteva servirmi avevo ben presente quali fossero le parole dei kigo (parole stagionali) perchè un dizionario da consultare? Non mi capacitavo del suo stupore.
Essenziale, come nello stile dei poeti orientali, mi ha fatto comprendere che senza un dizionario presto si sfocia nel formulare un haiku ridicolo, ossia, un haiku che intenzionalmente è buono perchè rispetta i canoni e ha all'interno un riferimento al kigo ma che non è concorde alla stagione che si vuole raffigurare.
Per esempio, se si vuole esprimere la meraviglia per il risveglio della natura, e il kigo di riferimento, scelto e quindi indicato dal poeta, è il ciliegio fiorito, stiamo parlando di una primavera alta e non dell'inizio primavera, quindi ridicolizza il poeta perchè risulta un haiku primaverile, di un poeta mezzo addormentato, che non ha saputo cogliere per tempo la bellezza della primavera alla fiioritura del mandorlo che avviene invece appena all'inizio della primavera.
Decisi così di approntare il mio piccolo saijiki che ho denominato scrigno delle stagioni, per essere così almeno un pochino meno ridicola nei miei componimenti.
Presento oggi in anteprima il mio personale dizionario delle parole relative alle cinque stagioni tradizionali
(primavera, estate, autunno,inverno e Capodanno), con le loro tradizionali sottocategorie, sette per ogni stagione, elencate in ordine cronologico di apparizione per esempio, Primavera: mandorlo viene prima di ciliegio perchè fiorisce prima.
Per ovvie ragioni,vi darò solo un breve esempio dello scrigno delle stagioni, non scriverò quindi tutto il mio dizionario che sarà invece pubblicato in dicembre in cartaceo e in formula ridotta come vademecum e-book da passeggeri nel vento utile da tenere a portata di mano per i poeti di metrica orientale(ggiante).
nota:gli haiku relativi esplicatiovi del lkigo sono di proprietà esclusiva di ari@dipoesi@ e sono protetti dal dritto d'autore
Primavera:
Primavera celeste
Equinozio
nell'equinozio
intono inni al creatore
sono la terra
primo giorno
Primo giorno ode
il concerto degli astri
ventuno marzo
alba nuova
ora alba nuova
i colori compone
veste l'arbusto
mattina
mattina di gioia
scomparso quel grigiore
disegno fiori
gemma d'ariete (posizione di Ipparo
dell'inizio dell'equinozio
di primavera)
gemma d'ariete
il diadema celeste
tocco col dito
punto d'Ariete (inizio dei cieli)
punto d'ariete
il traffico già esplode
tempo vigile
Hamal (stella di testa del segno
astronomico dell'ariete)
Hamal sorride
così a distanza da il via
la terra è verde
Ariete (astrlogico)
latte d'ariete
dal cielo ora gea inonda
bagno di vita
ali d'alba
ecco ali d'alba
colorare orizzonti
progetti nuovi
pioggerellina
pioggerellina
è riposto l'ombrello
mi asciugo al sole
aria serena
aria serena
invade ogni borgata
colore danza
libeccio
lieve libeccio
s'alzano gli aquiloni
urliamo gioiosi
Altri esempi solo di kigo senza applicazione relativi alla primavera
Primavera Animali
Ariete.
Aurora (farfalla nome scientifico Anthicharis caerddamines)
vive il tempo di una primavera
rondini
storni
pettirossi
capinere
Agnello: piatto tradizionale ma anche simbolo della
Passione di Cristo
Colomba: simbolo pasquale di pace
Toro
ecc...
Primavera fiori e piante
primule
mandorli
margherite
caprifoglio
lentaggine (molto comune nei parchi e come pianta
ornamentale.
forsizia (cespugli comuni gialli presenti neio giardini)
ramoscello d’ulivo, consegnato in chiesa la domenica
prima della Pasqua per essere benedetto
papaveri
fragole
narciso
rose
ape
tulipani
zanzara
pesco
gladioli
nocciolo
coccinella
... ... ecc
Primavera umori:
Balia di Frisso (costellazione del Toro nata, secondo la leggenda,
nel momento del sacrificio del re
Atamante di Beonzia a Zeus per
allontanare la carerstia dal regno)
quindi da usare in piena primavera.
uovo immagine della nascita e della rinascita,
quindi anche della risurrezione di Cristo
pulcino Come il pulcino esce dall’uovo, così Gesù risorge
ed esce, dopo tre giorni, dalla sua tomba.
.. ecc...
Stralci da:
Lo scrigno delle stagioni
il dizionario in italiano delle stagioni haiku.
di Angela De Blasio ari@dipoesi@
Affidata al vento da
ariadipoesia alle 21:29 | commenti (9)
Permalink |
categoria:rubriche, rubricaorient

Sinonimi: Mucoviscidosi (vecchia denominazione; in Francia “mucoviscidose”, in Germania “mucoviszidose”)
Non sono nato solo
Con me quel giorno
Una sorella
Che vive all’ombra
Dei miei organi
Nivea la mia pelle
Di gemiti d’anima
La sua voce
Ci sono giorni quieti
E dì
Che odo guerra
Dentro me
Si ribella
E io a stringere
Lacrime
Enfie di dolore
La sento
Strappare i sospiri
Vestirli
Di diabolica femminilità
Mentre ingoia
Le strade dei respiri
In ascesa
Recide l’aria
Delle cellule
Increspando
In una smorfia dolente
Gli occhi scarlatti impauriti .
Nome Inglese: Cystic Fibrosis (CF)
Frequenza: Frequenza stimata nella popolazione di origine caucasica in Europa e Nord-America circa 1:2.000-1:6.000 nati
Che cos'è la Fibrosi Cistica: La fibrosi cistica, nota anche col nome di mucoviscidosi, è una malattia genetica.
Paradossalmente, è poco conosciuta, eppure si tratta della più comune fra le malattie genetiche mortali nelle popolazioni di origine caucasica.
Nelle popolazioni occidentali, una persona su ventisette è portatrice della mutazione del gene che provoca la malattia, senza avere alcun sintomo e un bambino ogni 2000-6000 nati è colpito dalla malattia. In Italia vi sono circa 3500 pazienti seguiti nei centri regionali. Ogni anno dovrebbero nascere circa 200 nuovi bambini colpiti dalla malattia.
Nella sua forma più grave, la fibrosi cistica colpisce diversi organi, principalmente il pancreas (da cui il nome fibrosi cistica del pancreas), i polmoni, il fegato, l’intestino.
Il danno al pancreas è precocissimo e provoca difficoltà nella digestione e nell’assimiliazione dei grassi. Un tempo, i bambini morivano di malnutrizione. Da molto tempo, questo aspetto della malattia è correggibile.
Il danno polmonare compare più o meno tardi con infezioni ripetute fino all’infezione cronica che danneggia, in maniera progressiva e irreversibile, il tessuto polmonare. L’insufficienza respiratoria è la causa principale di morte.
Oltre a queste principali manifestazioni la fibrosi cistica provoca diabete (15% dei pazienti giovani adulti), malattia epatica grave (3% dei pazienti giovani), pancreatiti ricorrenti, sterilità maschile (quasi sempre), sterilità femminile (alcuni casi), sinusite e poliposi nasale, occlusioni intestinali.
Le diverse forme di Fibrosi Cistica: Esistono forme classiche di fibrosi cistica, quelle in cui sono presenti i principali sintomi e che, storicamente, hanno condotto alla descrizione della malattia (insufficienza pancreatica, infezioni respiratorie), ma non solo le sole. Circa il 20% dei pazienti non presenta le manifestazioni intestinali (il pancreas è sufficiente) e quindi nei primi mesi di vita crescono bene senza bisogno di supplementazioni. Vi sono poi forme a decorso lieve che si manifestano tardivamente, forme dette atipiche, di cui ci si può accorgere da adulti e, infine, forme che si limitano alla sterilità maschile e non si associano ad alcun altro sintomo della malattia classica.
Le stesse mutazioni del gene CFTR si ritrovano in pazienti con diversa espressione della malattia. Quindi, la genetica non aiuta a prevederne l’andamento. Fratelli che condividono le stesse mutazioni nel gene possono presentare condizioni cliniche molto diverse. Invece, la malattia ha lo stesso andamento in gemelli monoovulari.
Come si manifesta: In circa il 15% dei casi la malattia può esordire alla nascita con una grave forma di occlusione intestinale (ileo da meconio) ch espesso deve essere risolta chirurgicamente. Nella maggior parte dei casi, i sintomi si manifestano nelle prime settimane o nei primi mesi di vita con ritardo di crescita dovuto alla scarsa assimilazione dei grassi per insufficienza pancreatica. Le feci sono untuose e il peso del bambino non aumenta. In altri casi le prime manifestazioni sono quelle di infezioni ripetute delle vie aeree. Queste comunque tendono a comparire nel corso della storia naturale della malattia, con sintomi più o meno gravi.
Le cause: La malattia è determinata dal funzionamento anomalo di una proteina detta CFTR ( acronimo di cystic fibrosis transmembrane regulator) che regola il passaggio del cloro attraverso la membrana di cellule epiteliali. Questa proteina viene codificata da un gene (CFTR) le cui mutazioni ne provocano difetti di sintesi o addirittura ne impediscono la formazione. Il difetto della CFTR comporta diverse conseguenze, difficili da ricondurre a un’interpretazione unitaria. Vi sono alterazioni di alcune secrezioni, per esempio il sudore, ricco di sale, oppure delle secrezioni delle vie respiratorie, che sono più dense perché povere di acqua, alterazioni della bile, che è spessa. Ma altre anomalie, precipue, legate al malfunzionamento della proteina CFTR, ma meno comprensibilmente legate alla sua funzione di canale del cloro, sono la propensione a risposte infiammatorie esagerate delle vie respiratorie, anche a fronte a stimoli assai banali, la facilità all’infezione cronica dei bronchi, da parti di particolari germi come la Pseudomonas aeruginosa o lo stafilococco. Questi batteri aderiscono facilmente alla mucosa delle vie aeree dei pazienti, che non se ne sanno liberare, e provocano un’infiammazione e un’infezione cronica.
Come si trasmette: Dato che tratta di una malattia recessiva i portatori non presentano alcuna manifestazione della malattia. Per avere la fibrosi cistica bisogna ereditare i geni mutati da entrambi i genitori.
La diagnosi: Diagnosi per screening neonatale - La fibrosi cistica si può diagnosticare alla nascita con un’analisi sul sangue del neonato. In Italia, alcune regioni hanno messo in atto programmi di screening alla nascita e, vengono eseguiti esami per ricercare la fibrosi cistica e altre malattie congenite. Se i primi esami sono positivi il neonato viene sottoposto a prove più specifiche (il test del sudore) che permettono di diagnosticare in maniera specifica la fibrosi cistica. In seguito, si eseguono indagini genetiche per sapere quali siano le mutazioni presenti (vengono identificate circa nell’85% dei casi). Questo permette di fare poi indagini sulla famiglia per riconoscere i portatori. Per definizione, la diagnosi per screening precede l’insorgenza di sintomi.
Diagnosi per sintomi. Come abbiamo detto, una certa percentuale di casi si manifesta nei primi giorni di vita, prima che possano essere eseguiti i test di screening, con ileo da meconio. Laddove lo screening non venga eseguito la diagnosi viene fatta, a partire dai sintomi che la rendono sospetta, eseguendo il test del sudore, a cui si fanno seguire le indagini genetiche.
Diagnosi per familiarità. In alcuni casi, la fibrosi cistica si manifesta in maniera molto lieve e viene scoperta quasi per caso, a partire da un caso più grave verificatosi in un parente stretto.
Test del sudore . Questo test, per quanto diffuso, deve essere eseguito in ambienti specializzati perché soggetto a elevato rischio di errore E’ l’esame che viene eseguito su una goccia di sudore per determinare la quantità di cloro in esso contenuta. I pazienti con fibrosi cistica hanno una concentrazione di cloro nel sudore elevata. (Una nonna ci ha detto: “quando baciavo la bambina mi restava un sapore salato sulle labbra, lo dicevo ai dottori, mi prendevano in giro”. Aveva ragione.)
Il test del sudore permette di stabilire la diagnosi nella gran maggioranza dei casi. In alcuni casi il suo significato resta dubbio e l’esame deve essere ripetuto anche più volte. Esistono esami più sofisticati, eseguiti in pochi centri che permettono di arrivare alla diagnosi in casi che restano dubbi malgrado le indagini genetiche e malgrado il test del sudore. Uno di questi esami consiste nella misurazione dei potenziali nasali. Attraverso un elettrodo appoggiato sulla mucosa nasale viene direttamente valutato il funzionamento del canale CFTR nelle cellule delle vie respiratorie.
Le mutazioni del gene colpito nella fibrosi cistica sono più di mille e non è possibile ricercarle tutte per identificare con certezza un portatore. Quando però in una famiglia vi sia una persona affetta dalla malattia e si conoscano le sue mutazioni, queste possono essere ricercate nei parenti più stretti con una elevata probabilità di individuare i portatori sani. In casi particolari si possono eseguire indagini sofisticate che permettono di trovare mutazioni anche senza partire da un familiare affetto, ma queste tecniche genetiche non sono applicabili alla popolazione generale. E ad esse si deve ricorrere solo in casi ben definiti dopo consulenza genetica. Conoscendo le mutazioni di cui i genitori sono portatori, queste possono essere ricercate sul feto con prelievo dei villi coriali.
Esiste una terapia: Non vi è una terapia risolutiva né si può parlare, oggi, di possibilità di guarigione dalla malattia. Vi sono cure croniche (enzimi pancreatici, fisioterapia) e cure frequenti o subcontinue (terapia antibiotica, aerosol per dilatare le vie respiratorie e migliorarne il drenaggio). Se compaiono complicazioni come il danno epatico o il diabete, vanno affrontate in maniera specifica. Circa il 3% dei pazienti può arrivare alla necessità di un trapianto di fegato (mediamente in età giovanile). Più numerosi sono i pazienti in cui si rende necessario un trapianto di polmone. La malattia non si riproduce nel fegato e nel polmone trapiantati. In alcuni casi di sterilità maschile possono essere usate tecniche di fecondazioni assistita.
I pazienti affetti da fibrosi cistica devono essere presi in carico molto presto da centri specialistici. In Italia, in ogni regione, esiste un centro fibrosi cistica e possono esservi servizi di supporto. Dato che la malattia tende a dare segni precoci nella sua forma classica, le prime cure sono indirizzate a normalizzare la digestione e a prevenire il danno respiratorio. Per il primo aspetto si somministrano enzimi pancreatici che devono essere assunti cronicamente, mentre per affrontare o prevenire i sintomi respiratori si inizia quanto prima un programma di fisioterapia per permettere l’espettorazione del muco denso che tende ad accumularsi nelle basse vie aeree e a infettarsi L’aspetto digestivo è quasi sempre facilmente controllabile, ma il bambino con fibrosi cistica può finire per presentare infezioni respiratorie (broncopolmoniti) ricorrenti. Alcuni batteri tendono a colonizzare le vie aeree in maniera cronica e a causare un processo infiammatorio persistente che si manifesta con un’infezione cronica che, più o meno spesso, si riacutizza.
Un tempo la fibrosi cistica era considerata una malattia mortale nell’infanzia. Oggi il 50% dei pazienti supera il 37-40 anni. Questo dato dipende da diversi fattori come la diagnosi precoce, il miglioramento delle cure, la diagnosi sempre più frequente di forme lievi che un tempo non venivano considerate fibrosi cistiche. Il trapianto di polmone, diventato più frequente solo negli ultimi 10 anni, si sta rivelando un fattore decisivo per il prolungamento ulteriore dell’aspettativa di vita nelle forme classiche gravi.
Ricerca: Nella ricerca sulla fibrosi cistica sono oggi riconoscibili due principali filoni. Il primo è di cercare di capire perché, a partire dal difetto di funzionamento del canale del cloro si arriva all’infezione cronica del polmone e al danno epatico. Ci si chiede, anche, cosa determini un andamento grave o lieve della malattia: esistono altri geni che possono influenzare il decorso della fibrosi cistica? La conoscenza di questi meccanismi potrebbe portare a terapie specifiche. Il secondo filone principale è quello terapeutico. Si può intervenire sul meccanismo di base che provoca il danno? Si ricercano farmaci in grado di agire direttamente sulla proteina anomala, correggendone il funzionamento. D’altra parte, si cerca di intervenire con la terapia genica che ha l’obiettivo di sostituire il gene malato con il gene sano inserito dall’esterno. Il gene sano può essere legato a particolari vettori costituiti da particelle virali rese innocue, oppure da particolari sostanze lipidiche. Per ora queste ricerche, pur molto avanzate, non sono arrivate a risultati clinici apprezzabili. Più avanzata è la ricerca sul miglioramento del trapianto d’organo che permette già oggi di intervenire nei casi più gravi con un drastico miglioramento della qualità di vita e con un chiaro aumento dell’aspettativa di vita sia nel caso del fegato che nel caso del polmone.
(http://www.telethon.it/informagene/)
Alcuni giorni fa un caro amico ha lanciato un appello… aiutarlo nella sensibilizzazione di questa malattia… fare in modo che si conoscano i problemi e i disagi con cui convivono le persone a cui è stata diagnosticata, l’aiuto consisteva in scrivere: poesie, racconti e quanto altro al fine di sensibilizzare e di far conoscere qualcosa così vicino a noi eppure così lontana dalla nostra quotidianità.
Ho provato a mettere giù qualche verso… ma poi mi sono detta perché non documentare sulla malattia, un’acuta conoscenza di parentesi di dolore che spesso non vediamo troppo occupati a guardare oltre.
Dopo aver letto molto sulla malattia e aver captato notizie da persone competenti sono rimasta quasi in attesa di percepire le sensazioni, i pensieri che attraversano la mente… oggi ho adagiato la mano sul ventre… il quotidiano degli altri all’improvviso può essere il nostro… i rimedi per ogni malattia sono la ricerca e affinché si attui una buona ricerca è necessario conoscere.
Prima di morire voglio sentire il grido di una farfalla…
Per anni è stato il mio motto… la forza quasi di lottare… una mano non sposta un macigno… uno sguardo non oltrepassa l’orizzonte… la forza di tanti permette di vivere.
Affidata al vento da
rocrisa alle 21:25 | commenti (5)
Permalink |
categoria:vita, rubriche

Leggendo questo romanzo, ci si chiede quale sia stata la cultura dell'amore, delle passioni e delle loro evoluzioni interpersonali negli anni della pre-rivoluzione sessuale; primi anno '60. Certo, i più giovani hanno conoscenza di quegli anni attraverso racconti o letture e di queste si sono abbeverati spesso, senza opportuni approfondimenti lasciandosi andare o condurre dalle idee di chi quegli anni ha vissuti. Questo capolavoro di McEwan consegna ai giovani d'oggi e a chi quegli anni ha vissuti, quelli che io chiamo "confusione ragionata", un paio d'ore di attenza riflessione per leggersi dentro. La rivoluzione sessuale aveva consegnato il "tutto" in maniera decisamente razionale. Non c'è stata una fermata intermedia. Il romanzo Chelsi Beach, pone in evidenza e intendere fare comprendere quanto i tempi, seppur diversi, abbiano una ragione in comune: la conoscenza. L'educazione sessuale ,in qualunque tempo si viva ,non può prescindere dalla famiglia, dal contesto sociale nel quale si vive e lavora o studia e i genitori - che siano colti o meno - debbono trovare il modo (un loro modo) per consegnare ai propri figli quel minimo di dottrina del corpo che mai deve o dovrebbe mancare. Due giovani coetanei, quindi, di diversa estrazione sociale ma accomunati dallo stesso percorso formativo di studi, anche se in materie diverse, si conoscono quasi casualmente tanto che tra loro nasce quell'empatia speciale che li porta all'innamoramento e alla passione ma, questa, manifestata solo nei gesti, nei pensieri e mai consumata. Lei musicista e di famiglia alto borghese, lui giovane di modeste origini ma educato alla concretezza del vivere che sa essere maturato dal duro lavoro del padre che, nonostanze le poche risorse economiche gli chiede di istruirsi. Nasce questo amore e la frequentazione non può che portare i due a sentire la necessità di un contatto fisico. Entrambi timidi, si cercano attraverso l'abbraccio e la consapevolezza che questi sono dettati da sentimenti forti, quasi parossistici e che per natura nulla hanno a che vedere con la razionalità di cui accennavo prima riguardo al periodo della contestazione pre-rivoluzione sessuale. Amore e passione non hanno mai nulla di razionale. Questa subentra dopo quando, scemata la passione si deve vivere anche intensamente ma razionalizzando il vivere che le esigenze ci impongono. Presto sorge il primo conflitto non dichiarato ma compreso solo da lui che non fa nulla né dicendo né imponendosi. Lei comprende subito che per quanto lo ami il baciarlo le fa quasi ribrezzo e non dice nulla. Lui credendo fosse solo timidezza tace e si accontenta di questo "nulla". E così proseguono fino a che le rispettive famiglie, consce dell'amore dei due giovani acconsentono al matrimonio. Preparativi e tutto il resto sono di comune conoscenza per tutti i lettori. Giunge il giorno delle nozze e, di conseguenza, la prima notte. Cena in un ottimo albergo in riva al mare, si guardano, si sorridono, si cercano con abbracci e carezze ed il desiderio di entrambi sembra palese anche se il timore li attanaglia pensando al dopo cena che giunge puntuale dopo alterne e gradevoli vicissitudini. Per quanto un po' meno di lei, entrambi sono completamente all'oscuro di questioni amorose. Giunge il momento di andare in camera da letto e vivere la notte che tutti gli sposi attendono impazientemente, sopratutto nel caso loro dove la verginità è stata un punto di forza (dovuta a una mancata educazione ed informazione su ciò che un uomo e una donna debbono fare compiendo un atto sessuale) del loro vivere. Lei sente di volerlo e ragiona pensando che è suo dovere di sposa fare sesso (dovere!), lui intimidito si avvicina a lei che lo accoglie. La prima mossa di lui è tentare di baciarla ed abbracciarla ma, ben presto, si accorge quanto l'atto del baciare accostando le rispettive lingue sia per lei a dir poco disgustoso. Lui, per'altro sopprafatto dall'inesperienza e certezza che per lei tutto ciò che va oltre un abbraccio sia viscido e peccaminoso, consuma in pochi secondi un atto col quale non riesce neanche a farle perdere la verginità. Consumati entrambi dall'avere constato un problema che va oltre il loro intendere, si rifuggiano in alberbo senza sapersi dare spiegazioni se non la certezza - per lei - che certe cose, per quanto avrebbe voluto poterle fare tanto grande era l'amore per il suo sposo, non coincidevano col suo modo di intendere l'amore. Le creano il voltastomaco al solo pensarci. Decidono dopo accuse vicendevoli, dovute solo alla rabbia e non al volersi colpevolizzare veramente, che è meglio tornare a casa. Decidono che il matrimonio non può continuare e si lasciano... pur con grande amarezza. Trascorrono gli anni e lui, ormai quarant'enne e non avendo mai smesso di amarla come pure lei, si trova davanti ad una sala da concerto dove lei si esibisce. La nota e la vede straordinariamente felice e comprende che nessun amore per lei sarà mai più grande del violoncello e la musica. Arriva a pensare che avrebbe voluta averla accanto comunque anche senza un rapporto fisico; gli sarebbe bastato tutto l'amore che aveva e che mai era cessato quasi tormentandolo. Difficile essere più sintetici per cercare di dare una spiegazione a questo romanzo di rara bellezza. La cosa o la morale che se ne trae è che quando le famiglie di tutto si interessano tranne che insegnare nel modo e nei tempi dovuti che cosa è la vita eil sesso, possono compiere disastri come quello capitato ai protagonisti del romanzo. Ian McEwan l'ha scritto - proprio nel terzo millennio - perché i giovani comprendano quanto poco o nulla si sia fatto in passato ma anche quanto poco si faccia oggi per insegnare ai giovani quanto importante e bello sia un rapporto se affrontato con responsabilità e consapevolezza. Si evince tra le righe, quanto fragile sia il limite che ancora oggi esiste tra la consapevolezza d un atto e il consumo di questo fine a se stesso. Vincenzo Atzeni
Affidata al vento da
moncoeur alle 03:30 | commenti (6)
Permalink |
categoria:rubriche

(foto presa in rete)
E finisce il mio ruolo di bambino
dopo quest’ultimo tiro a pallone
fra gli amici di strada, che in comune,
solo l’età, e un segreto divide.
Fra le mura di una casa che vivo
l'infanzia spensierata sta morendo
nella stanza dei silenzi solenni
dentro gabbie d’un istinto bestiale.
Il bonario sorriso di mio padre
è di notte che in ghigno lui trasforma
mi lacera la carne e la coscienza
nel disgusto, ma forse mia è la colpa.
Lacrime mischio a umidi livori
sono materne braccia a consolare
freddo rifugio, complice silenzio
che nell’assenza asfissia la speranza.
- Ma crescerò, com’è giusto che sia,
e allora con mio figlio avrò vendetta –
Oliviero Angelo Fuina - 02/04/08
(Perché il silenzio non finisce mai di uccidere.)
Affidata al vento da
Sungirl alle 20:41 | commenti (8)
Permalink |
categoria:poesia, rubriche

nell’aria il profumo di festa
e dello zucchero filato…
mille lucine di giostre e giochi.
manine fuse con brama strenua
di divertimento e golosità ma
purtroppo un istante fatale.
una perfida tenaglia mi strappò
lacerandomi nel profondo
la più piccola metà del cuore.
lui spezzandogli i verdi germogli
sdrucendogli la spensieratezza e
la vitalità di un volo a planare.
colpevole sentii il vuoto di chi
può essere annientato con un solo
batter di ciglia senza pietà.
l’unico arcobaleno sarebbe la luce
sorridente del mio angelo tornato in
volo sulla terra dove io appassisco.
Affidata al vento da
Sungirl alle 16:27 | commenti (12)
Permalink |
categoria:poesia, vita, rubriche

Una notte mio padre la seguì e la vide “sniffare”cocaina…non fece nulla… Quella stessa oscurità,rientrata lei,la colpì più volte sino a farla sanguinare,io ero chiusa nella mia stanza a chiave,non potevo fare nulla,non volevo fare nulla,avevo solo paura,mi sentivo in colpa Abusò di lei un’ennesima e maledettissima altra volta,ma fu completo e assordante… Riporto all’attenzione di tutti questa storia,se siete a conoscenza di fatti simile al nostro,oppure siete direttamente gli interessati non morite nel silenzio,urlate il vostro dolore e denunciate senza vergogna…perché non siete voi carnefici…ma solamente vittime… da liberare… per tornare almeno con un’ala a volare.
- Sungirl-
ma ora è angelo…si è ammazzata!!
Lei non ha tollerato quanto me le aride mani di nostro padre…ogni notte accadeva nella nostra stanza,si nutriva vigliaccamente dei nostri corpi.
Io mi sentivo semplicemente una bambola…
Solo cosi non provavo spasimi…fingevo di essere di pezza oppure di gomma…
Lei non riusciva ad avere la mia robustezza ,gridava piangendo e scrollandosi confidava
lui sospendesse…ma inutilmente,sempre ne uscivamo sconfitte e intontite,nauseate da questo schifo.
Mia madre era una donna alcolista,credo sentisse sempre tutto…ma che gli importava di noi?
Ve lo dico io…Nulla!
In più anche lei spesso veniva colpita e presa a botte,mi chiedevo perché non ci avesse mai portate via,perché le piacesse tanto stare con un facinoroso.
Tutte le fottute oscurità e a volte anche giornalmente lui era il nostro giustiziere…
Portandoci strappi interiori che non sono descrivibili…illogici e stomachevolmente barbari.
A scuola mia sorella si isolava,non si integrava con gli altri compagni,ma lei era ancora là…la sua mente vagava con la paura e il desiderio di fuggire da quel mostro.
Avevo un diario,che scoprii in seguito…ci scriveva ogni dettaglio di ciò che subivamo ed ogni pagina era un urlo una lacerazione interna…nell’anima!
Con gli anni gli episodi diminuirono,mio padre era spesso fuori per lavoro…era un sollievo!
Ma mia sorella pure era sempre in ciondolo ed io mi accorsi dalla sua aggressività e da suoi atteggiamenti che la modificavano,che faceva uso di stupefacenti,anche se lei negava sempre.
tornò a casa ed è lì che l’aspettava.
accasciata a terra con le mani sulle orecchie non volevo più udire inezia…
Il giorno successivo,in serata,persi il mio angelo,si uccise,buttandosi da un ponte…
Non era in grado,fragile e esile di sopportare ancora una volta questa ferocia.
Io avevo solo rabbia e voglia di ucciderlo quel nefasto e viscido uomo…non provavo più nulla per lui…neanche odio perché ho sempre pensato che fosse comunque un sentimento.
Stavo ore e ore nella camera di lei,riguardavo le sue cose,sino a quando rovistando non trovai il suo diario dove c’era scritto ogni passaggio di tanto e massacrante dolore…mi venne subito l’idea di nasconderlo,ma un ora dopo ero in polizia con il libro a denunciare quel bastardo di nostro padre che con i suoi atti indegni ha ucciso mia sorella e ha strappato a me il soffio vitale per essere uguale agli altri esseri umani.
Affidata al vento da
rocrisa alle 22:35 | commenti (8)
Permalink |
categoria:rubriche

Contro l'intolleranza Tema centrale della filosofia di Voltaire (Francoise-Marie Arouet detto VOLTAIRE (1694-1778) simbolo dell'illuminismo francese) è il problema dell'intolleranza, e di quella religiosa in particolare. Nel clima di generale entusiasmo per le capacità della ragione umana, l'illuminismo cominciò ad entrare in conflitto con le tendenze conservatrici della religione, la quale spesso intralciava il cammino della ragione opponendo la verità del dogma a qualsiasi altra considerazione (ad esempio, il caso di Galileo, scienziato vittima dall'intolleranza della Chiesa). Per Voltaire, l'uomo parte dalla posizione di essere ignorante su molte cose, non vi è quindi motivo di perseguire fanaticamente l'intolleranza, e quindi l'imposizione di una fede anziché un'altra, quando ogni uomo condivide la stessa ignoranza. "Siamo tutti impastati di debolezze ed errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, ecco la prima legge della natura..." (Voltaire, dal Dizionario filosofico). In quest'ottica vi sono da fare, secondo Voltaire, importanti considerazioni storiche: l'intolleranza è propria degli uomini e delle società di tutti i tempi, il Cristianesimo, ad esempio, ha imposto la sua verità cercando di spegnere ogni critica alla propria dottrina, sia all'esterno che al suo proprio interno (si vedano le lotte attorno alle eresie). L'intolleranza è presente sia a livello individuale che a livello politico: chiara è la tendenza dei potenti di essere intolleranti con i più deboli e tolleranti con i più forti, da considerare inoltre che ogni opinione repressa con la violentemente con la forza non può che generare altra violenza. Come sconfiggere l'intolleranza? L'unico ambito in cui non può esistere intolleranza è quello delle scienze esatte (matematica, aritmetica, geometria), poiché non vi è modo di imporre alcuna considerazione arbitraria quando si tiene come punto di riferimento qualcosa che può essere precisamente determinato: impossibile discutere attorno al valore di un numero o di una lunghezza, una volta misurata oggettivamente. Ecco allora che anche nelle questioni morali, etiche e politiche, l'uomo deve affidarsi alla ragione e alla sua obiettività, solo in questo modo non vi potrà essere alcun disaccordo sostanziale attorno ai problemi considerati. "Le leggi e la religione non valgono nulla contro questa peste dell'anima [il fanatismo]; la religione, lungi dall'essere per loro [i fanatici] un cibo salutare, si trasforma in veleno per i cervelli infetti." (tratto dal Dizionario Filosofico). Dunque, quale rimedio al fanatismo? Il fanatismo non può essere combattuto direttamente e per mezzo della sola ragione, esso potrà essere tutt'al più prevenuto mediante una corretta divulgazione dei precetti della ragionevolezza e della tolleranza, un vasto progetto di azione culturale e pedagogica che si sviluppa all'interno delle istituzioni di uno stato laico che non si occupa delle questioni morali inerenti ai singoli individui, ma, al contrario, garantisce comunque l'orizzonte civile entro cui i cittadini possono godere di una libertà sostanziale priva di fanatismo. Ma vi è un'altra arma al fanatismo, un'arma ben ben più sottile: quest'arma è l'ironia, sempre che la controparte riesca a recepirla.
Esiste un rimedio al fanatismo? Ma l'intolleranza può diventare assai pericolosa quando raggiunge il suo culmine nel fanatismo: il fanatismo non può essere combattuto in alcun modo dalla ragione perché si alimenta nella passione irrazionale. Inutile allora cercare di convincere un fanatico a desistere dai suoi errori con l'aiuto della sola razionalità, egli non starà ad ascoltare, anzi, la controversia lo ecciterà ancor di più.
(liberamente tratto da www.forma-mentis.net)
Affidata al vento da
CristinaKhay alle 21:08 | commenti (7)
Permalink |
categoria:rubriche, rubricafilosofando

Silenzio bastardo Silenzio di piombo Silenzio di colpa dedicato ai figli del non ritorno -Marcoforever-
Ringrazio Marco e Sungirl...
scosta dalle atrocità altrui per il
muto che non si esprime davanti
ad un bambino malmenato.
sulla strada di una donna riversa
prostrata brutalmente passando
indifferente come fosse usuale.
che pur appurato un dolore acuto
vive la quotidianità silenziosamente
castigando a loro volta i martiri.
per chi ode strilli e grida di spasimi
non muovendo ciglio,pensando di non
avere torto convinto della sua esattezza.
grido spezziamo il silenzio che trafigge
vittime come un supremo male in un
tragitto già deturpato da indegni.
se possedete un minimo di sensatezza
oppure io come altri milioni di
oppressi vi valuterò egualmente rei.
FACCIAMOLO CONCRETAMENTE-
che dai voce alle ombre
quando il fulmine
si veste d'acciaio
e la lama svetta
come una cappa infernale
viscido al tatto
sfrenate paure
che colpa non è
quando si sfiora il tempo
e non v'è piu' ritorno...
Affidata al vento da
rocrisa alle 12:55 | commenti (5)
Permalink |
categoria:rubriche

Che cos'è? Come si assegna? Le regole: A nostra volta premiamo con gioia: http://ladylunaa.splinder.com/ : Una Bravissima autrice, da seguire nelle sue sperimentazioni e nei suoi voli. http://pensierinsintonia.splinder.com/ : Il Blog di Un Grande un amico con settecento AAAAAA Grande Renato :) http://antologica.splinder.com/ : Una nuova speranza nel panorama della poesia http://officinadelleidee.splinder.com/ : Caro Armando è giusto che il tuo impegno sia premiato :) http://volobliquo.splinder.com/ : Un Grande Multiblog, il primo in assoluto, ad Odilia & co. l'amicizia del vento.
Dieci e lode
Passeggerinel vento Ringrazia L'amica Ambradorata per il riconoscimento attribuito al nostro Blog.
perché è il luogo dove si respira aria d’infinito, dove l’anima si riversa in versi lasciando libero lo spirito di farsi trasportare dal vento
Ringraziamo Ambra per aver colto lo spirito che ha sempre distinto la nostra anima.

"Dieci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.
Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione (è o non è abbastanza elastico e libero?!) sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio Dieci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.
- esporre il logo del "Premio Dieci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto; è un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
- linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
- se non si lascia il collegamento a questo post già inserito nel codice html del premio provvedere a linkare questa pagina;
- inserire questo regolamento;
- premiare almeno un blog aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.
Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio Dieci e lode" che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
http://lorenzodevanne.splinder.com/ : Lorenzo, un grande, indiscusso autore.
http://never-tear-us-apart.splinder.com/ : Morfea, intreccio di parole con le corde dell'anima.
http://assilfaro.splinder.com/ : Finalmente un antico che parla di nuovo, Associazione culturale il faro per la rivalutazione dei dialetti italiani.
http://dreamsgraphic.splinder.com/ : Credo che non servono parole per esprimere il ringraziamento che la piattaforma stessa dovrebbe avere per questa Artista che tanto si prodiga per abbellire i nostri blog. :)
http://ladysoul.iobloggo.com/ : Un'artista di un' altra piattaforma di Blogger :)
http://ambradorata.splinder.com/post/15955623/Grazie...
Affidata al vento da
staffpasseggeri alle 22:44 | commenti (7)
Permalink |
categoria:varie, rubriche

L’infanzia non dovrebbe mai essere fatta di punizioni per colpe inesistenti come il semplice vivere! Vera storia di Sungirl
Adesso che sono adulta e madre riesco anche a capire che mia madre è una donna che ha molto sofferto e se avessi avuto un’esistenza come la sua forse non sarei qui a ricordare e a scriverne.
Come posso mai spiegare che se a volte a scuola non resto seduta su quelle basse sedioline di legno è solo perché con le percosse che mi stanno segnando mi sembra di stare seduta su grossi aghi a conficcarsi nella carne?
E non ho mai fatto la doccia con le mie compagne di scuola, nell’ora di educazione fisica.
fantasmi.
Affidata al vento da
rocrisa alle 21:02 | commenti (8)
Permalink |
categoria:rubriche

Il romanzo comparve in Francia nel 1678 narrato da madame de La Fayette, nelle vicende della Princesse de Clèves. Con il tempo a seconda dei bisogni delle società si evolve, fino a quando in Inghilterra “nel secolo dei lumi”, in contrapposizione al razionalismo illuminista, si diffonde un gusto nuovo, decisamente anticlassico. Questo esigente bisogno, nella letteratura si esprime con la nascita di in un nuovo filone del romanzo, ribattezzato con il termine di “romanzo gotico”. Questo genere si rivolgerà ad un pubblico vasto ed eterogeneo, un pubblico con un bisogno crescente di fantasia. Pubblico che sarà finalmente vasto, grazie alla crescente produzione industriale dell’epoca, che porta alle classi sociali meno abbienti, di godere di un maggiore tempo libero per dedicarsi alla lettura. Centralità del romanzo gotico è il pensiero di Burke (1756 – Inchiesta Filosofica sulle origini della nostra idea del sublime e del bello), secondo cui il sublime si trova in tutte le cose atte a suscitare il terrore, il più forte sentimento dell’animo umano. Si riscopre così, l’oscuro Medioevo, terreno fertile, delle nostre arcaiche paure. Il male scorrerà attraverso paesaggi lugubri, selvagge brughiere, castelli in rovina, cattedrali, cripte sotterranee, imprigionando ed estraniando i protagonisti del bene e con loro anche la nostra psiche umana, perderà così il contatto con la realtà, con la razionalità. Le ambientazioni delle storie narrate, spesso sono proiettate in Spagna e in Italia, in un tempo passato non precisato.